StefanoHBS
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Biblioteca di Alessandria
"E oggi, nell'ossessivo presentismo in cui viviamo, nel catastrofismo da edicola, il tempo sta ancora lì, fermo, con il continuo monito, ripetuto a ogni anniversario, di «non dimenticare» il già dimenticato. Sempre qui, dopo la guerra e prima di chissà cosa, forse dell'ennesima catastrofe, sempre più soli a vederla passare in televisione. Come Geiser, anche noi nell'Olocene."
"E oggi, nell'ossessivo presentismo in cui viviamo, nel catastrofismo da edicola, il tempo sta ancora lì, fermo, con il continuo monito, ripetuto a ogni anniversario, di «non dimenticare» il già dimenticato. Sempre qui, dopo la guerra e prima di chissà cosa, forse dell'ennesima catastrofe, sempre più soli a vederla passare in televisione. Come Geiser, anche noi nell'Olocene."
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Da: Così il tempo fu distrutto, rece di Andrea Bajani su Il Sole 24 ore.
"Pur essendo stato scritto nel 1979, e dunque a più di trent'anni dalla fine della seconda guerra mondiale, L'uomo nell'Olocene, a rileggerlo oggi, ha tutta la potenza, la disperazione e lo sfinimento di un romanzo ancora postbellico. Se poi si aggiunge che Max Frisch era uno scrittore svizzero, e che è il romanzo è ambientato nella Svizzera italiana lo sbalordimento alla rilettura si moltiplica.“...
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