Pare che Giorgio Manganelli, questa sorta di Spallanzani in sedicesimo, fosse puntigliosamente famelico: invitato a cena da Calvino (il mellifluo, l'odioso Calvino), Manganelli arrivò in netto anticipo e pretese di cenare alle 19.30. Poi, dopo molte gratuite sgarbatezze, il muso ancora unto, allontanossi tapiresco, prima che arrivassero gli altri ospiti.