negli anni settanta Spallanzani osservò che una riforma incisiva dello stato incontrerebbe altrettanta resistenza di una rivoluzione, per via di un'anticipazione della difesa basata (anche giustamente) sul "dove andremo a finire". Grazie alla sua esperienza nell'assemblea di condominio, l'Elia era giunto alla conclusione che non solo in parlamento non si fanno le rivoluzioni, ma non si fanno nemmeno le riforme. D'altro canto ricorrere alla violenza è immorale, e peggio ancora è inutile,