corax
imported
corax's feed
Toccando ferro, mai rimasto bloccato in ascensore. Tirare fuori gente e portare la cabina in su di un piano, a manovella, sì. Ahi le braccia
l'ultima volta che sono rimasto chiuso in ascensore ho dovuto aprire le porte con la "potenza dei bracci" e saltare giù di mezzo piano sperando di non rimbalzare nella tromba! ah, i soccorsi...
-
corax
- [ 0 ]
-
[ 0 ] - (Edit | Remove)
corax
imported
corax's feed
RT @mazzettam: Il Giornale mostra quanto sono omofobi quelli dell'Isis che uccidono barbaramente gli omosessuali. Nei commenti i... http://fb.me/79q8WZuGC
corax
imported
corax's feed
Papa sciatore
di Luciano Colombo
Sullo straordinario soggiorno al passo della Lobbia Alta, compiuto nel mese di luglio 1984 dal Papa Giovanni Paolo II e dal Presidente Sandro Pertini, la stampa di tutto il mondo scrisse quelle poche informazioni che conosceva. Non si seppe mai, fra l’altro, che per motivi di riservatezza, la visita dei due...
... illustri ospiti doveva rimanere assolutamente segreta e che fu l’imprevedibile Presidente Pertini, dimentico di quanto convenuto con il Sommo Pontefice, a divulgare la notizia della loro presenza sul gruppo montuoso dell’Adamello. Quanto segue, è la cronaca di quei giorni vissuta da un gruppo di carabinieri, trentini di nascita o d’adozione, atei o credenti, che si trovarono inaspettatamente partecipi di un memorabile avvenimento.
Come riferì il "Corriere della Sera" del 17/7/1984, il Santo Padre, nel pomeriggio del 13/7/1984, invitò il Presidente Pertini a compiere una gita sull’Adamello. Con l’assenso del Presidente, l’Ispettorato Generale di P.S. presso il Vaticano programmò, scegliendo uomini ed itinerari di volo, tutti i servizi di sicurezza che l’avvenimento richiedeva. Alle ore 17 del 14 luglio 1984 il Questore Paolo Chiossone, alla presenza del Tenente Colonnello dei Carabiniere Alessandro Galli e del Vice Prefetto di Trento, mi propose di organizzare e dirigere i servizi di sicurezza in alta quota. Quasi incredulo, accettai l’incarico. Fra le varie disposizioni ricevute, "non avrei potuto impedire il passaggio degli alpinisti, perché non era costituzionalmente previsto, ma dovevo trovare il modo, signorile e diplomatico, per evitare il loro arrivo al rifugio Caduti all’Adamello". Selezionai i dieci migliori carabinieri di cui l’Arma disponeva in ambito provinciale e quali responsabili dei settori che andavano controllando, i carabinieri Rino Pedergnana, Josef Rainer e Mario Tamburini (silenziosi eroi d’innumerevoli soccorsi alpini).
Alle ore 14,30 del 15 luglio 1984 iniziammo, nel massimo segreto, il nostro servizio sui ghiacciai del Mandrone e della Lobbia. Dopo un accurato sopralluogo della zona, al fine di individuare l’eventuale presenza di persone, dislocai i carabinieri nei punti convenuti. Due carabinieri raggiunsero la Cresta Croce, a quota 3.278, da dove potevano dominare tutto il territorio glaciale e quindi segnalare eventuali arrivi dai passi: "Toppette"-"Lares"-"Cavento"-"Salarno"-"Brizio"-"Venerocolo". I rimanenti militari, suddivisi in quattro pattuglie intercambiabili, rimasero sui ghiacciai del Mandrone e della Lobbia.
Il velivolo presidenziale, scortato da due elicotteri dell’Arma dei carabinieri, alle ore 10 del 16/7/1984 giunse al passo della Lobbia Alta. I due capi di stato, accolti e festeggiati da tutti i familiari di Martino Zani, salirono poi al rifugio.
Le prime ore di servizio trascorsero tranquillamente. L’effettivo pericolo determinato da centinaia d’ordigni bellici, disseminati sui ghiacciai, costituì il presupposto per dissuadere alcuni alpinisti ad avventurarsi in direzione del rifugio. Tutto sembrava svolgersi per il meglio quando, alle ore 13,15 dello stesso giorno, Lino Zani mi chiamò via radio dicendomi: "Le passo il Presidente della Repubblica che desidera parlarle". Subito dopo, riconobbi l’inconfondibile voce del Presidente Pertini che mi disse: "Maresciallo, scriva!"-"Quirinale"-"Antonio Maccanico"-"Comunichi subito alla stampa, come io l’ho formulata, perché‚ ormai tutti sanno che io sono qui"-"A nessuno è stato concesso di venire qua"-"Saluto tutti gli alpinisti"-"Giungano i miei saluti"- "Ha scritto?". Risposi di sì, poi: "A lei, carissimo maresciallo, ed ai suoi carabinieri, i miei saluti"- "La invito a pranzo". Subito dopo telefonai direttamente al dott. Antonio Maccanico, attuale Ministro delle Poste, al quale riferii i desideri del Presidente Pertini. Non mi fu possibile partecipare al pranzo Presidenziale perché, paventando quanto poi sarebbe accaduto, persi del tempo per informare i vari "servizi" sulla situazione che si stava disegnando.
Alle ore 15 del 16/7/1984 il Presidente Pertini, dopo un abbraccio con il Santo Padre, lasciò il passo della Lobbia Alta. Poco dopo, la notizia fece il giro del mondo. Una torma di credenti, curiosi e giornalisti, sciamò in Valle di Genova. Tutti volevano andare da Sua Santità. Il servizio di sicurezza, predisposto per agire segretamente, a causa dell’improvvisa sortita del Presidente Pertini, si trovò a fronteggiare, con un’esigua forza, una situazione anomala, non prevista e con direttive superate dagli eventi. Inoltre, in un’Italia così permissiva, apparve inconcepibile dover mantenere un divieto di transito in quella vasta zona del gruppo montuoso dell’Adamello. Per questo ed altri motivi, il comandante del Gruppo carabinieri di Trento mi suggerì: "Di valutare, di volta in volta, la convenienza di fare transitare chi voleva andare dal Papa". L’ordine del mio colonnello, che mi lasciò libero di valutare tutte quelle situazioni che si sarebbero prospettate, mi onorava; tuttavia, e solo per alcuni attimi lunghi quanto una vita, mi sentii angosciato. Ero consapevole di essere solo un semplice comandante di stazione carabinieri, ma il destino mi aveva proiettato in una dimensione dove urgeva prendere immediate decisioni sulla sicurezza del Sommo Pontefice. Tutti ricordano lo sparo, quel volto sofferente, e la corsa che in San Pietro, a Roma, divenne poi tragica realtà. Su questo timore, sempre presente in un qualsiasi servizio di sicurezza, ritrovai la freddezza indispensabile per riordinare i miei pensieri; la missione, sarebbe proseguita con l’obiettivo di non consentire il passaggio ad alcuno.
La notte seguente fu vissuta con apprensione. Nel silenzio siderale della Cresta Croce, il carabiniere di vedetta notò, con il visore notturno, che due figuri stavano serpeggiando sul ghiacciaio del Mandrone, nella zona compresa fra il sentiero 236 e la località denominata "ferramenta". In contatto radio e pronti ad ogni evenienza, seguimmo, passo per passo, ora dopo ora, l’escursione dei due sconosciuti sino in prossimità del rifugio, dove furono fermati ed identificati. Si trattava di un idraulico di Giustino e di un giornalista. Nel frattempo, erano le ore 04, il parroco Don Rinaldo Binelli entrò al rifugio Mandrone. Il carabiniere Josef Rainer, che era sceso dai ghiacciai per ricaricare le batterie degli apparati radio, salutò il sacerdote e gli chiese: "Dove va, signore reverendo?". Il caro Don Rinaldo, che solo dal suo Papa voleva andare, non se la sentì di chiedere quel favore che il carabiniere gli avrebbe negato; e ritornò nella propria valle.
Alle prime luci dell’alba, il carabiniere Rino Pedergnana, di servizio sul ghiacciaio Mandrone, mi chiese l’autorizzazione per fare passare un piccolo alpino residente a Pinzolo. In seguito al mio diniego, il carabiniere, con un velo di tristezza, proruppe in una concitata domanda: "La prego, facciamolo passare!"-" Zio can, quando ié crepadi no i ga avù nanca el témp de énsegnarse!". Il richiamo storico mi gelò il sangue. Pensai ai nostri alpini che con il loro sacrificio arrossarono le nevi dell’Adamello, esattamente la dove il Vicario di Cristo sarebbe poi arrivato, molti anni dopo, per pregare e meditare. Intuii che la bestemmia pronunciata dal generoso carabiniere non era un’imprecazione rivolta al suo Dio, bensì un atto di fede nei valori in cui credeva. Dopo circa due ore, il Santo Padre, avvertito dell’arrivo, accolse e strinse a se il piccolo alpino.
Il servizio di sicurezza continuò fra cento e più episodi di religioso fervore ma anche tra la chiassosa curiosità di tanti suoi protagonisti. Tra i numerosi inviati speciali che giunsero nell’alta Valle di Genova, Carlo Guardini, giornalista del quotidiano Alto Adige, fu quello che seppe cogliere e descrivere, più d’ogni altro, quei magici momenti di saga alpina. Nell’editoriale del 18/7/1984 scrisse, quale aneddoto o curiosità, che "Ai carabinieri in servizio da decine d’ore sul ghiacciaio con il compito di bloccare chiunque, era stato detto che si sarebbe svolta una grande opera di bonifica di materiale bellico inesploso. Molti, quando s’è parlato loro del Papa, sono caduti dalle nuvole". Il giornalista non poteva conoscere la verità ma il suo racconto da un’idea, quale testimonianza del tempo, come i dieci carabinieri riuscirono a mimetizzarsi ed a contrastare "l’assedio incessante da parte di cronisti e fotografi scatenati".
Giovanni Paolo II partì alle ore 19,30 del 17/7/1984. La campana, simbolo dei "caduti all’Adamello", si mise a rintoccare e quella vibrazione, carica di sentimento e sempre più lontana, ci seguì sin dove sarebbe terminato il ghiacciaio. Avvertimmo tutti un senso di malinconia, come se un carissimo amico ci avesse improvvisamente lasciato. Quando passammo davanti alla chiesetta del Mandrone, senza sapere il perché, ci fermammo. Chi pregò, e chi non sapeva recitare una preghiera mormorò una parola di ringraziamento. Era la fede, che bussava alla porta dei nostri cuori.
-
corax
- [ 0 ]
-
[ 0 ] - (Edit | Remove)
sarete mica gli unici a parlare di Pertini
-
corax
- [ 0 ]
-
[ 0 ] - (Edit | Remove)
corax
imported
corax's feed
Stavo per ringraziare un'anziana coppia per avermi regalato "handcuffs" quando mi hanno regalato "cufflinks" #thepenisonthetable